At Miss Sil

maggio 24, 2008

Diatriba

Filed under: Life — trilvietta @ 1:24 pm

Succede che due persone, Miss S. e Mister B. siano colleghi/amici e abbiano un’accesa discussione su quale situazione capitata sul luogo di lavoro sia più comica, imbarazzante etc.

Situazione A: Un giovedì pomeriggio (per la precisione il 24 aprile, preciso prima del ponte del 25 aprile, un cosiddetto “gionerdì”) tale Mister B. si reca in un’agenzia dell’azienda per cui lavora per sistemare un po’ di carte e controllare la posta. Si da il caso che tale azienda sia un istituto bancario. Trascorso l’orario ordinario di lavoro, decide di allungare facendo un po’ di straordinario, non molto però. Dettaglio fondamentale, l’agenzia è su due piani. i colleghi seduti vicino a lui, un po’ alla volta lo salutano e si dirigono all’uscita, pronti per la tre giorni di riposo. Dal piano di sotto si sentono rumori e voci. Dopo una mezz’oretta, decide che è giunto anche per lui il momento di uscire all’aria fresca e dirigersi verso casa, a gustare il meritato riposo. Scese le scale fa l’amara scoperta: l’hanno lasciato da solo! Comunque, il nostro Mister B. si dirige verso l’uscita, riesce a superare indenne la bussola, ma lì si blocca: la porta esterna è chiusa a chiave. O resta lì fino a quando non passa l’addetto per la consegna della posta o si dà da fare per uscire dall’imbarazzante situazione. Il telefono cellulare segna sul display un’unica tacca di carica. Senza scoraggiarsi, inizia a chiamare le filiali vicine, perchè il malcapitato non ha il numero di nessuna delle persone della filiale dov’è rimasto prigioniero. Dopo un paio di telefonate e un paio di preghiere, riesce a contattare il vice dell’agenzia incriminata, che ormai era arrivato a casa. Mosso a compassione, il vice torna indietro e libera Mister B. che nel frattempo aveva chiesto conforto psicologico alla sua amica Miss S. che però gli aveva rifilato una sonora risata. In tutto è rimasto prigioniero tra la porta esterna e la bussola per una sola ora. Era solo una, ma è stata …intensa.

Situazione B: Un mercoledì mattina Miss S. si reca a lavoro. La dietologa le ha consigliato di bere molto e lei è ligia alle prescrizione del medico. Ma questo comporta qualche inconveniente: la poveretta è costretta ad andare in bagno ogni mezz’ora. Mentre è seduta sul water, vede un filo uscire dai pantaloni e pensando sia assolutamente antiestetico, invece di aspettare, uscire dalla toilette e tagliarlo con la forbice lo tira. …Tic Toc Toc… è caduto il bottone. Si dà il caso che tali pantaloni siano un paio di jeans sul lilla la cui cerniera, se privata del bottone, non si chiude neanche se si prega il Dio degli eserciti e se si offrono sacrifici umani alla dea Kalì. Passato lo stupore e l’attacco di panico iniziale, la razionalità prende il sopravvento: davanti all’agenzia dove lavora c’è una casa che ha un salotto adibito a merceria. Esce dal bagno, guarda i suoi colleghi e

-Quella lì davanti è una merceria?

- Si

-Tutto ok?

-No, mi è caduto il bottone per cui ho i pantaloni che non si chiudono nè stanno su.

- E’ inutile che tu voglia metterti i pantaloni di 5 anni fa e poi fai scoppiare il bottone

-…’azz

Tra le risate dei due – ovviamente maschi -, Miss S. esce dall’agenzia, attraversa la statale tenedosi su i pantaloni – per fortuna era un momento di quasi calma, senza troppi camionisti – ed entra nella casa/negozio. La vecchietta abitante/titolare è molto gentile e al modico prezzo di €3,30 (ribadisco il tre) le vende una matassina di filo nero e le regala un ago – e vorrei anche vedere: tre euro!!. Miss S., dopo aver pagato, riattraversa la statale, un po’ pià affollata, entra in agenzia e si assenta per 5 minuti: il tempo necessario per chiudersi in bagno, togliersi i pantaloni ed attaccare il bottone. Lavoro ben riuscito, tra l’altro, viste le avverse condizioni ambientali.

Ora, Mister B. sostiene che la storia di Miss S. sia “meglio della storia di quel tale dimenticato e rimasto chiuso in filiale” (ipse dixit). Miss S. sostiene, invece che la storia di Mister B. sia la dimostrazione di quanto uno sia…non trova neanche lei le parole, mentre la sua storia sia l’esempio lampante che la τυχη (la Sorte) esiste e ti colpisce senza che tu possa fare niente contro di lei – come le ha insegnato la professoressa di letteratura greca al liceo-.

maggio 9, 2008

Juno e il minotauro?

Filed under: Cinema — trilvietta @ 2:15 pm

Juno si chiama così perchè suo padre adora la mitologia greca e decide di chiamare sua figlia Giunone, come la dea moglie di Zeus. Dopo avre sentito questa spiegazione sul nome della protagonista, non ho potuto fare a meno di pensare a “Il mio grosso grasso matrimonio greco”. Il padre della sposa (greco e fiero delle sue origini) dice al futuro genero (americano al 100%), che si cimenta in un errato augurio pasquale in lingua greca, “Quando i miei antenati parlavano di filosofia, i tuoi si dondolavano ancora sugli alberi”. Il tutto ovviamente in greco in modo che il povero sventurato non possa capire e continui a credere che in fondo il futuro suocero si era limitato a fargli i complimenti per la pronuncia-come gli ha fatto credere la futura sposa-. Juno cerca di impiccarsi con una caramella lunga 2 metri color rosso, beve 2 litri di succo d’arancia da una tanica – un contenitore simile l’ho visto per l’acqua distillata per il ferro da stiro- e per tutto il film si aggira con un bicchiere di plastica che contiene una bevanda color puffo. Giunone, assieme agli altri dei, accettava sacrifici umani per placare la sua ira, era gelosa di Zeus e si nutriva di ambrosia. C’è scritto da qualche parte di che colore è l’ambrosia? Secondo me era blu…

“If I was a flower growing wild and free
All I’d want is you to be my sweet honey bee.
And if I was a tree growing tall and greeen
All I’d want is you to shade me and be my leaves
If I was a flower growing wild and free
All I’d want is you to be my sweet honey bee.
And if I was a tree growing tall and greeen
All I’d want is you to shade me and be my leaves

All I want is you, will you be my bride
Take me by the hand and stand by my side
All I want is you, will you stay with me?
Hold me in your arms and sway me like the sea.

If you were a river in the mountains tall,
The rumble of your water would be my call.
If you were the winter, I know I’d be the snow
Just as long as you were with me, let the cold winds blow
All I want is you, will you be my bride
Take me by the hand and stand by my side
All I want is you, will you stay with me?
Hold me in your arms and sway me like the sea.

If you were a wink, I’d be a nod
If you were a seed, well I’d be a pod.
If you were the floor, I’d wanna be the rug
And if you were a kiss, I know I’d be a hug

All I want is you, will you be my bride
Take me by the hand and stand by my side
All I want is you, will you stay with me?
Hold me in your arms and sway me like the sea.
If you were the wood, I’d be the fire.
If you were the love, I’d be the desire.
If you were a castle, I’d be your moat,
And if you were an ocean, I’d learn to float.

All I want is you, will you be my bride
Take me by the hand and stand by my side
All I want is you, will you stay with me?
Hold me in your arms and sway me like the sea.”

(All I Want Is You written by Barry Louis Polisar)

maggio 8, 2008

Che se ne fa un morto di una Rolls Royce?

Filed under: Life — trilvietta @ 8:00 pm

Stavo andando in centro, quando mi imbatto in un funerale. Il carro funebre è una Rolls Royce. Sono cose che saltano all’occhio. Io probabilmente su una macchina del genere non ci salirò mai nè in vita nè da morta. E poi ci vengono a raccontare che davanti alla morte siamo tutti uguali… beh è vero, ma c’è modo e modo di arrivare al saluto finale.

Tema: Banana Smoothie. Blog su WordPress.com.

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